Primo mattino sul monte Baldy | parentesi buddhista per Leonard Cohen
…La mia reputazione
di Donnaiolo era uno scherzo
mi ha fatto ridere amaramente
nel corso delle diecimila notti
che ho passato da solo
Ho letto di recente che: Leonard Cohen aveva un passato da monaco buddhista. Interessante.
Dopo una decennale amicizia con il Maestro Zen Kyozan Joshu Sasaki Roshi – per gli amici semplicemente “Roshi” – l’ordinazione ufficiale a monaco di Cohen risale all’anno 1996, durante il suo soggiorno mistico di 6 anni presso il Centro Zen situato sul monte Baldy, in California.
Sul monte Baldy Leonard Cohen si rade i capelli e non è più Leonard Cohen ma ha un nuovo nome, Jikan, che significa Silenzioso. Oltre a meditare e a scrivere su quintali di carta, Jikan si occupa della ristorazione e cucina e lava i piatti per il suo maestro Roshi che avendo scarsa padronanza della lingua inglese si limita a ripetere un riconoscente “questo ristorante buono” mantenendo con il suo attendente Jikan un registro conversazionale all’insegna della semplicità più estrema. Cos’altro si potrebbe mai cercare in un monastero zen a 40 miglia a est di Los Angeles?
Per Jikan niente donne, niente whiskey, niente pubblico. Jikan scrive, abbiamo detto. Parte di ciò che scrive diventa una raccolta di poesie e brevi testimonianze di questo viaggio spirituale di un ebreo favorevole alla sperimentazione religiosa, The Book of Longing. Il libro su ciò che si desidera, il libro su ciò che brami quando la tua inclinazione alla riflessione mistica ti porta ai confini del mondo concedendoti moltissimo tempo – un tempo che sembra infinito – da dedicare al pensiero di ogni mancanza che man mano si ingigantisce raggiungendo un peso insopportabile con il quale non puoi proprio convivere. Un po’ il meccanismo elementare di quando cerchi di gonfiare con troppa aria un palloncino di gomma – a un certo punto scoppia e ti tocca ricominciare da capo. Ciò di cui volevi liberarti all’improvviso ti manca e gioca al gatto col topo con te e tu ovviamente sei il topo e sappiamo già come andrà a finire.
Ogni mattino sul monte Baldy pulsioni e misticismo – due tra i temi perennemente ricorrenti nella poetica di Cohen – si toccano, si scontrano, si uniscono, diventano inscindibili. Memorabile e onesto incontro di sacro e profano – gli estremi tendono sempre a congiungersi all’istante e quando succede il contrasto improvviso fa quasi sorridere.
Una vestizione sacra e inevitabile, inevitabile come ciò che gli 8 chili di vestiti tentano maldestramente di nascondere.
“Primo mattino sul monte Baldy”
La sveglia ha suonato alle 2.30 del mattino
ho indossato
kimono e hakama
sul modello del costume da arciere
del XII secolo
e su di loro il koroma
una pesante sopravveste
con maniche incredibilmente ampie:
e sopra ancora il rusku
una sorta di pettorina patchwork
che ha al suo interno un dischetto d’avorio:
e infine la cintura a forma di serpente
lunga un paio di metri
che si attorciglia in un enorme stupendo nodo
che ricorda uno challah intrecciato
e copre la parte inferiore del rusku:
in totale
fanno circa otto chili di vestiti
che ho indossato in gran fretta
alle 2.30 del mattino
sopra la mia enorme erezione